TUTTO IN UNO SGUARDO

Incontrai Jibril in un giorno come tanti altri. Stavo uscendo dalla scuola, lo zaino sulle spalle e il cellulare in mano quando lo vidi. Lui era lì, seduto sul muretto, le gambe penzoloni e le dita scure che giocherellavano con un vecchio e logoro bracciale di cuoio. Lo osservai, ricordo che i colori sgargianti della sua camicia troppo larga e troppo leggera risaltavano sulla sua pelle come fuochi d'artificio sul fondo nero della notte. Poi sollevò il viso in un attimo e i suoi occhi brillanti mi travolsero come onda di tempesta, tanto da togliermi il respiro. Quello sguardo, semplicemente, era tutto: in esso vidi i colori di terre lontane e la magia dei tramonti africani, quando il sole sembra un occhio di fuoco che incendia l'orizzonte. In quello sguardo sentivo il ritmo di una musica nuova, che scandiva il tempo di una fuga temuta eppure desiderata, e il suono di parole di addio che si tramutavano in abbracci e in lacrime silenziose. C'era la paura di chi parte con i propri interrogativi e le proprie aspettative come unico bagaglio, e il cuore in tumulto di chi decide di sfidare il destino. In quello sguardo c'era il mare, terribile e capriccioso, confine tra presente e futuro, tra disperazione e speranza, che nero e profondo portava via nella notte grida, preghiere e lamenti. Nello sguardo di quel ragazzo, tanto diverso e simile a me, c'erano la nostalgia per un passato da dimenticare e i sogni per una vita ancora tutta da costruire. In fondo a quegli occhi neri vidi in un istante la forza di chi lotta per un domani migliore, di chi, eternamente straniero, non si stanca di cercare umanità in ogni sguardo che incontra.

Mi avvicinai e mi sedetti accanto a lui sul muretto. Ogni confine tra noi si dissolse quando il suo sguardo si sciolse in un sorriso di perla.

Autore

Alice Rossi (17 anni)

Video Tappa