La pioggia si abbatté su di loro

La pioggia si abbatté su di loro, senza lasciare scampo a nulla o nessuno, perforando impietosamente gli animi, oltre che la barca ammuffita su cui viaggiavano.

Nessuno cadde in piedi, tutti quanti caddero in mare, nugolo di cuccioli indifesi che pigolano per il cibo. Era una pioggia diversa, arroventata, dettata dall’insano bisogno di difendere i propri confini ad ogni costo, al fine di potercisi rinchiudere dentro, senza il futile bisogno di dare un’occhiata fuori.

La natura, umana e non, sa essere tanto spietata quanto premurosa, ed ecco che il mare li accolse a braccia aperte, inghiottendoli nei propri meandri, sommergendo gli sguardi vanamente imploranti dei naufraghi. Come in un collegamento telepatico, tutti provarono le stesse paure, tutti si fecero le stesse domande e, come tutti, un ragazzo cercò di scampare alla violenta fine. Non poteva finire così, mestamente incapaci di risollevarsi.

Lottò a lungo contro l’acqua brutale, finchè le forze non gli vennero a mancare e si lasciò placidamente andare.

E fu proprio allora che riemerse. Il sole lo confondeva, ma gradualmente riuscì a riconoscere l’immensa massa d’acqua che lo circondava, la sabbia fine e splendente come polvere d’oro e le conchiglie decorate che sembravano produrre musica celestiale. Tutto era più bello, tutto era più facile. Nuotò svogliatamente per un po’, sorprendendosi di quanto fosse facile la vita, finchè non si stancò e le palpebre non si chiusero.

Ah, che sensazione meravigliosa! Com’è semplice fuggire dalle fatiche e dalle ingiustizie di questo mondo che ci è spesso così estraneo. Era tempo di avere il tanto agognato riposo dopo le difficoltà inziali.

Fu proprio questo ciò che pensò il ragazzo, mentre il suo corpo inerme si adagiava sul fondo dell’oceano.

Autore

Lorenzo Bottacini (17 anni)