Cittadino del mondo

Era la notte del 18 luglio del 1999 quando nella piccola città di Osogbo una giovane ragazza di appena sedici anni diede alla luce un bambino, Eno. Un nome particolare, così come il suo significato: dono.

Eno: il dono mandato dagli Orixàs ai miei genitori.

La vita nella mia piccola città era sempre stata tra le più belle e desiderate. Mio babbo aveva il suo ufficio, mia mamma lavorava in una clinica del quartiere, io e i miei fratelli andavamo a scuola. Una famiglia felice insomma. Una famiglia, fino a quel momento, perfetta.

Ognuno di noi aveva i propri sogni, i propri desideri, le proprie ambizioni… ma un giorno tutta questa pace, tutta questa quiete finì: mia nonna si era ammalata gravemente, e temevamo tutti di perderla. Lei abitava a Potiskum, un paese molto distante da Osogbo, ed era nostro dovere curarci di lei, unici parenti rimasti in vita.

Secondo la nostra tradizione, ogni volta che un anziano muore è come se una grande biblioteca andasse perduta, per questo noi giovani capiamo l’importanza di apprendere da loro sempre il massimo dai nostri cari, poiché sono loro che ci insegnano i veri valori della vita. Come diceva mia nonna, il rispetto verso il prossimo, è il rispetto verso se stessi. Lei era una donna molto carismatica, tutti la adoravano, sia per la sua intelligenza che per la sua umiltà. Una donna di ferro che aveva sempre lottato per i diritti delle persone, minando più volte alla propria libertà.

L'aria di Potiskum non era più la stessa, l'invasione da parte degli estremisti islamici aveva cambiato radicalmente la gente del posto; niente più danze tribali, niente più rituali, soltanto lunghe tuniche, veli e un silenzio assordante. L’atmosfera che si era creata era tesa, sommersa dai pregiudizi. Nel frattempo, giorno dopo giorno, un piccolo gruppo di fanatici religiosi cresceva senza sosta fino a quando, il 10 Novembre del 2014, un kamikaze, travestito da studente, si è fatto esplodere all'interno di una scuola. 48 vittime e più di ottanta feriti. Tutti studenti tra gli 11 e i 20 anni.

Quell'attentato scaraventò la città nel caos più totale. Potiskum non era più un luogo sicuro per nessuno, mio babbo allora decise di riportarci tutti verso Osogbo, la nostra terra. Non sapevamo però, che all’uscita della città ci aspettava un’altra brutta sorpresa: un gruppo di terroristi sparò verso il nostro furgone colpendo in pieno mio fratello minore Eleg e mia nonna. Una scena orribile che i miei occhi non potranno mai cancellare, eravamo persi nel dolore più profondo, eravamo smarriti e senza speranze. L’unica via di fuga era scappare verso est, nella speranza di sopravvivere, di trovare un posto più sicuro. Così fu. Il destino ci ha portati fino alle coste della Sicilia, dove ora ci siamo stanziati.

I pochi superstiti del viaggio sono persone che soffrono, che scappano cercando di provare sulla propria pelle il vero significato della parola umano, della parola dignità. Dignità che ci è stata sottratta da tempo e per troppo tempo. Per egoismo, per puro fanatismo.

Autore

Bruno Nery Fernandes (16 anni)