Ho accettato senza riflettere un secondo! Seppure con terrore e spaesamento, ho immediatamente accettato l’invito di Marco Baliani ad occuparmi delle scene e dei costumi dello spettacolo.

Per me, nato e cresciuto in Sardegna, un’isola al centro del Mediterraneo, in una posizione che nei secoli l’ha resa teatro di guerre e massacri, violenze e sopraffazioni e pure  crocevia di scambi, incontri e confronti con tante genti, era naturale sentire il mare e sentire di popoli che emigrano.
La storia attuale è stata la nostra storia.
Una storia di migrazioni, di strazi, di partenze e arrivi, traversate e viaggi, spostamenti solitari e ricongiungimenti familiari. Imprese impossibili all’insegna della disperazione e della speranza, alla spasmodica ricerca di un altrove migliore, una storia di interi paesi abbandonati per forza e per necessità.

Ho pensato a costumi che riflettessero un’immagine dell’identità molto vicina a quella “a brandelli”, a “stracci e toppe” citati dall’antropologo Francesco Remotti. 
Ho utilizzato abiti usati, rifiutati, scartati che, come materiale di base, ben sintetizzano il tema della memoria e delle sovrapposizioni culturali, nate dall’incontro con la diversità e con nuovi contesti.
Abiti portatori di frammenti di identità, di storie personali e collettive. Storie da riscrivere, reinventare, raccontare attraverso effimeri indumenti.

Il colore che domina è il rosso in due tonalità, più calde, più fredde, dal mattone al bordeaux, dal più acceso al più cupo. Sono tonalità che fanno riferimento al mio “ligazzo rubio”, un vero e proprio oggetto-simbolo per me, carico di significati, di suggestioni, di fascino; il mio filo d’Arianna che guida attraverso il labirinto del mondo e indica la strada; un filo che unisce saldamente, annoda affetti, sentimenti, emozioni, resiste al tempo e all’usura, tiene radicato ciò che parte a ciò che resta. Il colore rosso richiama il sangue, inteso come forza vitale, purificazione, rigenerazione, scorrere di esperienze, movimento, cuore, affetti, sentimenti, calore, protezione, passione.
Così anche la scena è vestita con la stessa modalità dei costumi. Fondale e pavimento sono il risultato di cumuli e accumuli di abiti incastrati, intessuti, stratificati, incrostati, assemblati e sovrapposti.
Orde di popoli in fuga, il nuovo medioevo è di nuovo fra noi.

ph. Daniela Zedda 

Antonio Marras