“Se il Re vi bandisse dall’Inghilterra dov’è che andreste? Che sia in Francia o Fiandra, in qualsiasi provincia germanica, in Spagna o Portogallo, anzi, ovunque non rassomigli all'Inghilterra, orbene, vi troverete per forza a essere degli stranieri”. Con queste parole, William Shakespeare presenta il tema delle migrazioni all’interno di un dramma elisabettiano dal titolo “Sir Thomas Moore” mai presentato al pubblico e conservato in un’unica copia manoscritta.

A distanza di 400 anni dalla sua morte, William Shakespeare continua a regalarci immagini e visioni di una modernità sconvolgente. I migranti al tempo erano i francesi ugonotti che cercavano rifugio in Inghilterra, in fuga dalle persecuzioni religiose in patria. Addirittura, Shakespeare aggiunge una descrizione che ci riporta ai giorni nostri e che dovrebbe farci aprire gli occhi di fronte a quello che sta accadendo alle porte dell’Europa. “Vedere gli stranieri derelitti, coi bambini in spalla, e i poveri bagagli, arrancare verso i porti e le coste in cerca di trasporto…". Potrebbe essere la descrizione di una scena vista a Lesbo in questi giorni oppure a Idomeni dove centinaia di persone vanno ancora accalcandosi in attesa di oltrepassare il confine. È l’universalità di William Shakespeare che a quattro secoli di distanza riesce a ancora ad arrivare dritto al cuore: sono i “sentimenti universali” che fanno parte dell’esistenza dell’uomo e che continuano a costellare le tappe delle nostre esistenze nel mondo. Allo stesso tempo, queste parole del Bardo ci fanno vedere come i processi migratori abbiano sempre fatto parte della storia umana; ci sono state sempre dinamiche che, in modo più o meno violento, hanno determinato la persecuzione e poi la fuga di determinati gruppi di persone dal luogo di origine.

Riscopriamo oggi un grande messaggio di apertura e tolleranza del più grande poeta e drammaturgo della letteratura inglese. In vista del prossimo aprile, quando si apriranno ufficialmente le celebrazioni per i quattrocento anni dalla sua morte, la British Library sta digitalizzando e caricando sul proprio portale circa 300 manoscritti ancora ben conservati: sarà davvero l’occasione per ritrovare William Shakespeare, per ritrovare quel suo universo prezioso di attenzione al mondo che lo circondava, per ritrovare la sua umanità e restituirla a una società globale che ne ha davvero bisogno. Tutta l’universalità di questo testo è rinchiusa in poche righe, sospese e interrogative. “Vi piacerebbe allora trovare una nazione d'indole così barbara che, in un'esplosione di violenza e di odio, non vi conceda un posto sulla terra, affili i suoi detestabili coltelli contro le vostre gole, vi scacciasse come cani, quasi non foste figli e opera di Dio, o che gli elementi non siano tutti appropriati al vostro benessere, ma appartenessero solo a loro? Che ne pensereste di essere trattati così? Questo è ciò che provano gli stranieri. Questa è la vostra disumanità".

Redazione