A 15 metri di profondità, al largo di Lanzarote, Isole Canarie, vive uno speciale museo d’arte. È stato inaugurato lo scorso febbraio ed è opera di Jason deCaires Taylor, scultore che ha coniugato la sua arte con la passione del diving. È stato chiamato “Museo Atlantico” e, dalle parole dell’autore, non si presenta come “un omaggio o un memoriale alle vite perdute dei migranti”. Anzi: è “un monito alla responsabilità collettiva”. 

Sui fondali sono state posizionate numerose statue e installazioni che provano a disegnare le traiettorie di esperienze umane in balia del nostro tempo, tra migrazioni e tecnologie che sovrastano la vita e che ci distraggono dalla vita stessa che scorre; una vera umanità, immensa e solitaria, che abita un pezzo di mare. In questo museo marino spicca, tra l’altro, una moderna versione de “La Zattera della Medusa”, il famoso dipinto di Théodore Géricault: un complesso scultoreo monumentale che rappresenta un gommone con a bordo tredici migranti realmente sbarcati a Lanzarote (i volti e i corpi sono stati sviluppati a partire dai calchi realizzati). Nuotando all’interno del museo si possono vedere anche le numerose figure che si stagliano sul fondale, cullati dalle correnti oceaniche: un gruppo di trentacinque persone che sembra vagare senza una meta precisa; accanto a loro anche una coppia intenta a farsi un selfie e immobilizzata poi in quel frangente. 

Jason deCaires Taylor non è nuovo a imprese del genere, anzi ne ha fatto una cifra stilistica del suo linguaggio. Nei mari di tutto il mondo possono essere ammirate le sue creazioni: mai banali e mai solo “prove di arte fine a se stessa”. La potenza di queste immagini, la sensazione di un tempo che si è fermato, la testimonianza di un mare che nulla cancella dei suoi movimenti rendono questo museo un insieme di visioni suggestive ed emozionanti. È come se al mare ritornassero quelle memorie perdute, le storie che non ci sono mai arrivate di persone che hanno intrapreso un lungo viaggio, sulla via di un destino che hanno tentato di cambiare. È come se il mare sapesse fare tesoro di una lezione che, gli uomini, faticano a comprendere. 

Redazione