Ciò che è accaduto a Colonia la notte di Capodanno rappresenta una ferita nuova per l’Europa, ancora una volta colpita al cuore nelle sue libertà fondamentali. Molti scrittori e giornalisti, in Italia e all’estero, hanno espresso le proprie idee e noi abbiamo voluto riportare un piccolo spaccato del dibattito nazionale. I “fatti di Colonia” incrociano tematiche attuali e argomenti che necessitano di nuovi e inediti approcci (la questione di genere, il multiculturalismo, le libertà personali, l’integrazione religiosa e sociale). La sfera dei diritti umani è stata pericolosamente toccata dall’accaduto e molte penne si sono alzate a difendere ciò che nel Novecento è stato conquistato.

Buona lettura. 

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Nell'ansia, a volte lodevole, di non scatenare fenomeni d'intolleranza e xenofobia, di non far pagare a migliaia d'immigrati le colpe di pochi delinquenti – che ogni comunità ha – si minimizzano i fatti, si cercano giustificazioni e attenuanti. Colpa della società, delle ferite postcoloniali. Si discute, inutilmente, sulla perdurante «prevalenza del maschio» e sull'ancora lontana parità di genere nelle società occidentali. […] L'ossessione del politicamente corretto arretra la linea di difesa dei diritti civili e politici. Nell'infausto Capodanno di Colonia, formalmente «pacifico e ordinato» secondo la polizia, i diritti delle donne sono apparsi meno meritevoli di essere tutelati di quelli degli immigrati. La realtà purtroppo è questa. E ha ragione la filosofa francese Elisabeth Badinter quando scrive che bisogna difendere la laicità anche a costo di correre il rischio di essere trattati da islamofobi. […] Il processo di secolarizzazione e di apertura alla laicità è lento e contrastato anche nelle comunità musulmane già perfettamente integrate (e con larghi meriti) nei Paesi occidentali. La paura di infrangere le regole e pagarne le conseguenze alimenta un'omertà inaccettabile. Non è un caso che in Germania non vi sia stata alcuna importante presa di posizione delle comunità musulmane locali. Silenzio. Ci vengono in mente solo episodi isolati, testimonianze coraggiose che meriterebbero solidarietà e sostegno maggiori (Amina Wadud, Khalida Messaoudi, Ayaan Hirsi Ali). Ogni volta che arretriamo nella linea difensiva dei diritti della nostra civiltà, magari per favorire una maggiore integrazione, dobbiamo ricordarci di queste donne coraggiose e delle molte altre che in silenzio si battono per i loro diritti, molestate e violentate ogni giorno com'è accaduto nella vergognosa notte di Colonia. E difenderle. Senza se e senza ma.
Ferruccio De Bortoli, giornalista, Corriere del Ticino

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Non c'è molto da dire ma va detto. E nel più semplice dei modi: noi donne, noi donne europee, abbiamo bisogno di cominciare una discussione vera su quello che l'immigrazione sta portando nei nostri paesi; sul disagio, e sulle vere e proprie minacce alla nostra incolumità fisica che avvertiamo nelle strade, sui bus, nei quartieri delle nostre città. Una franca discussione su come evitare che la giustissima "accoglienza" di chi ha bisogno diventi la vittoria di Pirro della nostra sicurezza e indipendenza. Mi pare che qualcosa si muova in questo senso fra le donne tedesche. E se è così saremo con loro. […] La notte che ha inaugurato il 2016 nel paese che ha generosamente aperto le porte al maggior numero, circa un milione, di profughi dal Medioriente e da altre zone di guerra, è stata macchiata da quello che possiamo definire il primo episodio di scontro di civiltà, la prima sfida consapevole dei nuovi arrivati al nostro mondo. Un annuncio gravido di molte cose a venire. Tanto più grave perché qui non si tratta di Isis, qui non siamo di fronte a nessuna motivazione religiosa: anzi i giovani immigrati arrivati a migliaia di migliaia in Europa in questi mesi e generosamente accolti in Germania sono tecnicamente in fuga dalla guerra. (...)

La prima idea su cui lavorare per il futuro non è forse difficile da individuare perché è un po' nelle cose: costruire un doppio percorso nella accoglienza. Dare priorità e immediata accettazione alle famiglie, ai bambini, alle donne, agli anziani. In qualunque condizioni e per qualunque ragioni arrivino. Costruire invece un percorso più lungo e approfondito per le migliaia di giovani uomini che per altro costituiscono la stragrande maggioranza anche degli illegali e clandestini. Davvero tutti questi giovani uomini sono in bisogno immediato e irreversibile di rifugio? Sono tutti alla ricerca di una nuova vita? Sono tutti decisi a non ritornare nei loro paesi d'origine? Domande scomode, ma realistiche.
Lucia Annunziata, giornalista, The Huffington Post Italia

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Sono di gran lunga più preoccupato per la sicurezza delle donne che oggi, probabilmente, hanno ancora più paura a frequentare luoghi pubblici. Non credo che queste donne si siano mai sentite particolarmente a loro agio camminando di notte tra orde di uomini ubriachi e aggressivi, a prescindere dalla loro razza. Ma di sicuro guarderanno i gruppi di giovani di origine araba e nordafricana, indipendentemente dalle loro intenzioni, con molta più diffidenza e apprensione che in passato.

Ecco allora cosa propongo di fare. Perché non partiamo dal semplice presupposto che una donna, in qualunque parte del mondo si trovi, ha il diritto fondamentale di camminare per strada e non essere palpeggiata? E perché noi uomini, indipendentemente dall’etnia di provenienza, non approfittiamo di quello che è un momento perfetto per ribellarci sul serio al modo in cui le donne sono trattate nei luoghi pubblici – e per rifiutare con sdegno l’idea che siamo in qualche modo inevitabilmente indotti dalla società a trattare le donne come oggetti, e condannati dai nostri desideri sessuali a saltar loro addosso se solo ci passano davanti?

Dovremmo sforzarci in ogni modo di sfidare la misoginia che da sin troppo tempo imperversa nel mondo, e di opporci a qualsiasi principio di repressione sessista che ci sia stato impartito. Perché le donne sono stanche di ripeterci tutte queste cose, e sfinite da una battaglia che troppo a lungo è passata inosservata.
Musa Okwonga, scrittore, New Statesman, traduzione di Enrico Del Sero

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Un branco di maschi è un branco di maschi. A qualunque latitudine e di qualunque colore (anzi: “colore presunto”) essi siano.  […] È dall’indomani dell’11 settembre americano che tutto l’occidente suona la grancassa dell’oppressione femminile come marchio d’inferiorità della cultura islamica, e della liberazione delle donne dal patriarcato islamico come legittimazione per le guerre occidentali di “democratizzazione” del Medio Oriente. Non per caso, questa grancassa suona soprattutto nel fronte conservatore americano ed europeo, che è tanto pronto a difendere la libertà femminile delle donne contro l’aggressione degli “altri” maschi quanto è pronto a tacitarla, all’occorrenza, in casa propria. […] Difese sospette, cui consegue sempre l’ingiunzione alla sinistra, o a ciò che ne resta, a non sacrificare i diritti delle donne alla bandiera del multiculturalismo.
Ida Dominijanni, giornalista, Internazionale

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Le donne europee sono indignate, non vogliono (e noi insieme a loro) rinunciare alle conquiste di civiltà che le nostre madri hanno faticosamente conquistato. Speriamo anzi che questa indignazione provochi una nuova ondata di attivismo. Allo stesso tempo credo che il problema non siano le migrazioni in quanto tali - possono essere anzi un'opportunità prodigiosa di cambiamento sociale verso la parità fra i sessi e la libertà sessuale - né l'Islam in sé. La questione è semmai la gestione confusa del multiculturalismo. […] Susan Moller Okin nel suo libro "Is Multiculturalism bad for women?" ha spiegato proprio che le insidie maggiori del multiculturalismo si riverberano sulle donne, perché la tutela delle diversità culturali possono nascondere pratiche ancorate al patriarcato e alla subordinazione delle donne. I fatti di Colonia lo confermano. Il patriarcato, inteso come struttura di potere, è vivo e vegeto, ma ha mutato forma, e ha trovato nuova linfa vitale sia in certi ambienti culturali sia (e soprattutto) nel disagio economico-sociale che attanaglia le nostre periferie e i nostri ghetti. Pratiche orrende come le mutilazioni genitali sono approdate in Europa, e non sono pochi i casi di violenza domestica, misoginia e omofobia nelle comunità di migranti.
Marco Palillo, blogger/Huffington Post Italia

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Redazione