Non è solo arricchimento, viaggiare significa anche lasciarsi qualcosa alle spalle, perdere un proprio pezzetto, fare i conti con quella che diventerà una mancanza definitiva. È questa la riflessione dietro alle opere dello scultore Bruno Catalano.
Artista sui generis, nel corso della sua attività ha dato vita a 
un percorso straordinario e affascinante di statue in bronzo chiamato “I viaggiatori”. Rappresentano uomini e donne che hanno intrapreso un viaggio, portano con sé una valigia, sono immortalati nell’atto di andare.
Sono stanchi, 
affaticati, appesantiti dai bagagli, il passo sembra strisciante, ma non è solo in quello la fatica del viaggio. Hanno un vuoto. Un vuoto proprio all’altezza degli organi vitali. 

Catalano è nato in Francia nel 1960 e poi ha trascorso l’infanzia in Marocco. È diventato marinaio e a trenta anni ha fatto ritorno in Francia, a Marsiglia dove vive oggi. È stato lui stesso viaggiatore, è stato lui stesso migrante e di questo parla la sua Arte. Le sue statue, i suoi viaggiatori, ci portano a una separazione: quella che inevitabilmente si crea con una partenza, dove un saluto segna l’addio alle proprie origini, l’ultimo sguardo a posti che non si rivedranno mai più. Restano là allora pezzi del nostro corpo come cicatrici irrisolvibili, segni che non possiamo sistemare. Vuoti che diventano mancanze e che segnano l’intera esistenza: lasciamo un pezzo di noi nell’andare altrove. 

Un pezzo che non recuperiamo più. Quella mancanza diventa poi la nostra firma evidente, il nostro nuovo essere, azzoppato di una parte che manca. 
Con quel vuoto, con quella mancanza, bisogna imparare a convivere. È quello che fanno i migranti di oggi, quelli che bussano alla porta d’Europa; è quello che hanno fatto i nostri antenati cercando fortuna altrove. 

Le statue di Catalano sono poste solitamente nei luoghi di passaggio: nelle stazioni, nelle piazze, nei porti di fronte al mare. Sembrano passanti, proprio come i passanti che si fermano a guardarli. Si mescolano alla dimensione urbana che li circonda. I pesanti bagagli che trasportano sembrano stipati di tutti i ricordi che si portano dietro: valigioni stracarichi, borse pesantissime di ricordi e agganci al passato. Quel viaggio ha reso le persone diverse, le partenze e i saluti cambiano gli uomini e le donne, per sempre. Quel vuoto che si crea occorre imparare a trattarlo con cura, diventerà un punto fermo dell’esistenza con cui fare i conti, ogni giorno.

Redazione