Dall’inizio dell’anno, l’artista e attivista cinese Ai Weiwei si trova in Europa, precisamente a Lesbo, a toccare con mano la situazione dei migranti, a vedere con i propri occhi le condizioni deplorevoli in cui vivono le migliaia e migliaia di persone che cercano di oltrepassare la porta dell’Europa. Ha deciso di costruire un memoriale a Lesbo che ricordi le donne, gli uomini e i bambini (un numero purtroppo imprecisato) che restano vittime delle traversate in mare.

Da sempre sensibile al tema dei diritti umani e alle sue violazioni nel mondo, Ai Weiwei ha messo al centro della sua azione artistica l’impegno a fianco dei dimenticati e dei deboli. È di ieri la notizia che nel campo di Idomeni, al confine tra Grecia e Macedonia, l’artista ha fatto portare un pianoforte e lo ha messo a disposizione dei profughi con l’intento di alleggerire con la musica il viaggio e la disperazione delle persone bloccate là, nel limbo di un braccio di ferro tra Stati che non riescono ad accordarsi sul loro destino. “Vogliamo offrire un'immagine diversa di loro, che trasmetta possibilità, arte e immaginazione. Questa è l'immagine che deve essere trasmessa al mondo” ha sostenuto l’artista. Pioveva ieri a Idomeni. Dalle foto che stanno circolando in rete in queste ore vediamo Ai Weiwei reggere un telo di plastica sul pianoforte: a suonarlo una giovane donna siriana che da anni non toccava quello strumento.

“L’arte batterà la guerra” ha dichiarato l’artista cinese che il mese scorso ha cancellato due mostre in programma in Danimarca dopo che il Parlamento di quel paese aveva deciso di procedere alla confisca dei beni e dei valori dei migranti che varcano la soglia del confine danese. Nell’ultimo mese, aveva fatto il giro del mondo anche una sua foto in cui si era fatto ritrarre sdraiato a pancia in giù di fronte al mare, nella stessa posizione in cui era stato ritrovato il piccolo Aylan.

 

Nel corso della sua vita, Ai Weiwei ha pagato duramente il proprio impegno con la reclusione nel 2011 nelle carceri cinesi. La solidarietà internazionale in quell’occasione esercitò una forte pressione sulle autorità che scarcerarono l’artista dopo circa tre mesi. Messo agli arresti domiciliari, ha riottenuto il passaporto solo nel 2015 e così Ai Weiwei ha ripreso a viaggiare e a portare la sua arte nelle pieghe delle contraddizioni della nostra società globale. Il mese scorso a Berlino la Konzerthaus ha ospitato una sua installazione: centinaia di giubbotti salvagente arancioni hanno rivestito le colonne dell’edificio e una imbarcazione usata per i salvataggi in mare è stata posta in cima alla scalinata. Un impatto visivo difficile da non notare: un campanello d’allarme a richiamare i berlinesi di quello che accade alle porte di una Europa che sta vedendo scricchiolare ogni giorno di più i pilastri su cui aveva fondato la propria unità.  

 

Redazione